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Lui & Lei

Lena l'epilogo


di Valico57
02.02.2026    |    545    |    1 4.0
""Roberto, mettimelo nel culo, è un nuovo inizio! Sì, amore, è come quello di Paolo..."
Il ritorno a casa, dopo quella notte, è stato surreale. Abbiamo camminato dall'auto alla porta d'ingresso avvolti in un silenzio carico, quasi elettrico. Una volta chiusa la porta alle nostre spalle, l'atmosfera familiare delle mura domestiche è stata letteralmente travolta da una nuova consapevolezza: la Lena che conoscevo era solo la copertina di un libro che non avevo mai osato sfogliare. Ora, davanti a me, c’era un turbinio di emozione, sensualità e coscienza di sé; una donna che era al contempo moglie e amante. Una Lena nuova, insomma.
Non c'è stato bisogno di parole. Appena entrati nel corridoio buio, l'ho spinta contro la parete. Non era più la carezza abitudinaria di un marito maturo; le mie mani cercavano la sua carne, il suo seno, il suo sesso e la sua bocca con una fame e un desiderio mai provati prima. Nella mia mente bruciava il ricordo di come, poco prima, fosse stata posseduta dallo zio Paolo e amata da Giorgia proprio sotto i miei occhi.
"Allora era questo che facevi quando pensavo fossi a cena con i colleghi..." ho sussurrato contro il suo orecchio, mentre le sfilavo con foga la gonna e la camicetta. Lena ha risposto con una risata bassa e gutturale, un suono che non le apparteneva fino a poche ore prima.
"Volevo che mi vedessi, Roberto. Sapevo che eri lì," ha risposto lei. "Volevo che capissi cosa desidera davvero tua moglie e chi è veramente, quali sono le sue voglie e cosa la fa sentire Donna. Ora spero tu abbia capito e che mi aiuterai a esprimere il mio IO più profondo."
Siamo finiti in camera da letto, ma non c’era nulla della solita routine. Le ho chiesto di indossare di nuovo quella maschera veneziana che aveva portato con sé. Volevo quel contrasto: il letto di casa nostra e l'immagine della "rossa" del camper. L’ho fatta mettere carponi sul bordo del materasso, nella stessa posizione in cui lo zio l'aveva dominata e profanata con ferocia e libidine. Vedere la "mia" Lena in quella posa di totale sottomissione, sapendo che era stata preparata e usata da altri, ha scatenato in me un desiderio primordiale e animalesco.
L’ho presa con una foga che non provavo da anni. Il mio membro era duro come la roccia e caldo come il fuoco; non è servito prepararla, tanto era bagnata e pronta a ricevermi. Con un colpo secco sono entrato dentro di lei: una sensazione trasgressiva, nuova. Lena ha avuto subito un primo orgasmo; anche per lei era un’esperienza inedita fare l'amore con Roberto indossando la maschera della donna dai capelli rossi. Si sentiva più perversa.
Ogni mio colpo era una riaffermazione di proprietà, condita dal piacere di sapere che non ero stato l'unico. Entravo in lei come una lama rovente nel burro, mentre lei smaniava: "Amore, il tuo cazzo non lo ricordavo così... mi sta devastando, mi sconquassa, mi fa sentire posseduta!"
Mentre la possedevo, la obbligavo a descrivermi cosa provava nel camper. "Dimmi come ti faceva sentire quel dildo... dimmi cosa ti faceva lo zio mentre io ti guardavo dal vetro!" le ordinavo.
Senza più inibizioni, lei urlava il suo piacere: "Mi facevano sentire una troia, una cagna disposta a tutto, Roberto! Proprio come piace a te! Usami come hanno fatto loro, fammi sentire come hanno fatto loro, rompimi, riempimi... rompi questo silenzio!"
Più lei parlava, più i miei colpi diventavano devastanti. I suoi orgasmi si susseguivano uno dopo l'altro. "Roberto, mettimelo nel culo, è un nuovo inizio! Sì, amore, è come quello di Paolo... anzi no, molto meglio! Mi fai godere da morire anche così!"
L’apice è stato un boato di libidine, un orgasmo multiplo che ci ha lasciati svuotati. Siamo crollati sulle lenzuola, madidi di sudore, con i cuori che battevano all’unisono. Quella notte il nostro matrimonio è cambiato per sempre. Non eravamo più solo Roberto e Lena, la coppia tranquilla del quartiere; eravamo diventati complici di un segreto oscuro e meraviglioso.
Ci siamo guardati nel buio della stanza. "Domani tornerai nel parcheggio?" le ho chiesto con un filo di voce.
Lei mi ha accarezzato il viso, tenendo ancora la maschera calata sugli occhi: "Solo se prometti di restare a guardare... finché non deciderai di salire anche tu."
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